Scrive Attilio Lauria, vicepresidente FIAF: “Quello che m’incuriosisce, ma una teoria in proposito ce l’ho, è il motivo per il quale un ragazzo del ‘92, pressoché un millennial, e comunque un nativo digitale, inizi a fotografare in analogico resistendo a tutto ciò che intorno a lui va verso un futuro a portata di mano. Una scelta che fa pendant con l’uso dell’indimenticata macchina scuola di un paio di generazioni precedenti, quell’ormai mitica Yashica FX-3 Super 2000 con 50mm d’ordinanza, resistente ad ogni tipo di tortura conosciuta. Certo, tutti noi abbiamo subito il fascino del vintage, dal vinile a tutta una serie di memorabilia prelevati dagli armadi di mamma e papà, senza disdegnare quelli dei nonni; ma non credo sia tutto qui. E così la mia teoria si spinge dalle parti dell’importanza – o del condizionamento, se volete -, ma comun- que del ruolo della formazione.
Già, perché Paolo Troilo, oltre a dichiarare la propria incondizionata devozione al guru Gianni Berengo Gardin, è anche figlio d’arte, di quel Felice Troilo da oltre 40 anni ormai socio FIAF, e presidente del Gruppo Fotoamatori Crotone BFI che lo ha segnalato come Talent, oggi convertito anche lui al digitale: come dire che in casa la fotogra a veniva servita a colazione, pranzo e cena, feste comandate comprese. Iniziato dal padre al fascino della camera oscura, Paolo ha assorbito dunque tecnica e cultura fotografica, ed è probabilmente a questa formazione che deve il suo essere a proprio agio nell’esprimersi in b/n, nel senso che appare evidente come le sue siano foto pensate direttamente in b/n, e non frutto di certe conversioni successive senza tante idee, se non la ricerca dell’effetto.
Gli inizi di Troilo sono votati alla street photography, genere dal quale si allontana quando si sente pronto ad affrontare la narrazione più articolata del portfolio; e proprio “Progetto ballerina”, lavoro proposto per il Talent, è il suo primo portfolio, una ricerca incentrata su composizioni di forme e geometrie esaltate dai tagli di luce, che fanno da ambientazione ai soggetti. Decisamente più impegnativa la realizzazione del secondo dei lavori presentati, “Mi chiamo Aurora”, la cui protagonista è una ragazza di 28 anni con una disabilità intellettiva del 100%, e che necessita pertanto di un tutor che la segua costantemente nel corso dell’intera giornata.
Un portfolio che ha richiesto innanzitutto uno studio dell’ambiente familiare di Aurora, e una frequentazione che consentisse all’Autore di entrare in con denza con la protagonista della storia, una ragazza per altri versi ipe- rattiva. Approccio che ha consentito a Troilo di realizzare un lavoro a tratti visionario, capace comunque di aprire spiragli su un mondo che spesso per fretta, o super cialità, consideriamo impenetrabile. Dunque una fotografia umanista, quella privilegiata da Paolo Troilo, riconoscibile anche nella serie di foto singole che pongono sempre l’uomo al centro della narrazione, della quale questo Autore dimostra di padroneggiare gli elementi linguistici. Non ci resta dunque che attendere, e non credo ci vorrà molto tempo, le conferme di questo Talent”.
Per scoprire tutto ciò che dobbiamo adesso di questo giovane talentuoso e d’ogni suo scatto vi aspettiamo Martedì 24 ottobre, ore 21, al Caffè Letterario – in piazza della Repubblica, a Pontremoli, per il primo, vero, appuntamento di Lunicafoto.
